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Obiettivo n.55
Obiettivo n.55

Riaffermazione del principio di unità della Magistratura con il mantenimento della separazione delle funzioni in via permanente.

 

Quando a parlare di giustizia sono i condannati non è umanamente pensabile che non abbiano, quale autentico interesse, quello di eludere la responsabilità derivante dalle proprie azioni criminali, come accade ormai da un ventennio.

La Costituzione italiana prevede che i magistrati inquirenti e quelli giudicanti facciano parte di un unico ordine e che abbiano un unico governo di autocontrollo, il Consiglio Superiore della Magistratura.

L’Assemblea Costituente affrontò con serio dibattito l’eventualità di due ordini separati e le perplessità espresse allora, tornano di attualità ogni volta che qualcuno ripropone l’idea della separazione dei due ordini.

Si motiva questa richiesta con la preoccupazione che il giudice possa avere maggiore propensione ad accogliere le tesi accusatorie del pubblico ministero, facendo parte dello stesso ordine, piuttosto che quelle difensive, con minor garanzia per l’imputato.

Ogni motivazione apparente in realtà riconduce ad una motivazione più autentica e non spendibile.

La vera motivazione è quella di porre i pubblici ministeri sotto il tallone dell’esecutivo che può decidere quali reati perseguire e quali è meglio tralasciare.

A nessuno sfugge che siamo un paese ad elevata mafiosità, ad elevata corruzione e che lo sport nazionale è la truffa.

Porre sotto il controllo dell’esecutivo la magistratura inquirente significa aumentare l’impunità per i gruppi di potere a scapito della delinquenzialità minore, significa salvare imprenditori malavitosi e banchieri truffatori e dirottare le procure contro i ladri di polli.

Del resto questo era esattamente il programma piduista.

In un Paese con un indice di criminalità fisiologico, la separazione delle carriere potrebbe costituire una modalità come un’altra di esercizio dell’azione giudiziaria penale.

Nel nostro Paese invece, con una classe politica gravemente collusa con la criminalità organizzata, una simile eventualità costituirebbe la certezza della impunità per i reati più gravi.   

La nostra Costituzione, del resto, non preclude che le funzioni inquirente e giudicante, pur accessibili attraverso un concorso unico, possano procedere separatamente mantenendo, per i magistrati, le stesse funzioni sin dall’inizio della propria carriera.

L’indipendenza della magistratura può essere garantita solo con il mantenimento di un unico ordine di riferimento per entrambi i ruoli.

L’una e l’altra funzione, inalterate per tutta la carriera, ottimizzerebbero le peculiarità e le esperienze maturate essendo improbabile, per esempio, che un magistrato che per decenni abbia svolto indagini sui reati contro l’ambiente, possa poi assumere, da un giorno all’altro,  le funzioni di giudice in un tribunale per minorenni.

Sarebbe come chiedere ad un medico, che per trenta anni si sia occupato di ortopedia, di diventare da un giorno all’altro cardiochirurgo.