Campagna Tesseramento 2017
Sostienici con il tesseramento o con una donazione

 

Effettua il versamento

Obiettivo n.57
Obiettivo n.57

Adozione di criteri di accoglienza e di integrazione improntati al rispetto dei diritti umani. Riqualificazione degli hotspot da centri di detenzione a centri di accoglienza. Revisione degli accordi con i Paesi di provenienza per un miglior controllo dei flussi migratori. Abrogazione degli accordi stipulati con la Libia. Erogazione di finanziamenti finalizzati allo sviluppo dei Paesi di provenienza degli immigrati.

 

Le politiche di respingimento degli immigrati, caratterizzate da una forte spinta razzista, sono sfociate nella degenerazione di misure coercitive e degradanti verso persone già traumatizzate.

L’Unione Europea ha chiesto all’Italia di allestire hotspot, centri di identificazione per migranti, e le segnalazioni di violenze sui migranti non sono più casi isolati.

La classificazione imposta dall’Unione Europea tra “migrante economico” e “migrante che può chiedere asilo” mostra il lato più disumano della politica dei respingimenti.

Le organizzazioni umanitarie come “Medici senza frontiere” e “Amnesty International” hanno denunciato i trattamenti brutali e degradanti, degenerati fino alle umiliazioni sessuali, ai pestaggi, alle interviste che si trasformano in interrogatori violenti, e tutto questo avviene nei confronti di persone gravemente disorientate, traumatizzate e debilitate.

L’identificazione dei migranti non sempre si avvale di interprete, e diventa impossibile per il migrante esprimere la reale condizione di pericolo dalla quale è fuggito, di fatto non gli è garantita la possibilità di verificare l’effettiva condizione di richiedente asilo.

Le violazioni del diritto internazionale sono costanti e l’Italia ha una grave responsabilità per quanto accade, a nulla rilevando che in questa disumana politica di respingimento, stia mettendo in atto le indicazioni dell’Unione Europea.

Affidare il controllo e l’identificazione dei migranti a Paesi come la Libia o il Sudan, significa accettare la normalità della tortura e della eliminazione fisica.

Fuggire dalla violenza, dalla guerra, dalla povertà non può significare essere criminalizzati.

La barbarie dei respingimenti trova l’indifferenza di una parte della popolazione arida e incivile.

La politica dell’accoglienza e della integrazione trova timide aperture anche da parte di chi non vuole perdere consenso elettorale.

La necessità di una politica dell’accoglienza ha bisogno di una classe politica in grado di superare le barriere dell' opportunismo, di rimuovere il filo spinato della barbarie, di non erigere i muri della vergogna.

Un migrante è un essere umano che ha bisogno di accoglienza, non riconoscere questa evidenza significa essere già nella disumanità e una democrazia non può consentire che accada.