Campagna Tesseramento 2017
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Obiettivo n.66
Obiettivo n.66

Ritiro immediato dei militari italiani da tutti i paesi in guerra. affidamento del coordinamento e della gestione della protezione civile all’esercito con possibilità per lo stato italiano di utilizzare le forze militari in caso di disastri e calamità naturali. Abrogazione della figura del cappellano militare e di tutte le leggi che ne regolamentano lo stipendio, la pensione e i gradi militari.

 

Nel 2016 si sono contati 67 conflitti che hanno interessato 29 paesi africani, 16 paesi asiatici, 9 paesi europei, 7 paesi mediorientali, con il coinvolgimento di eserciti nazionali ma anche di gruppi di guerriglieri, terroristi, separatisti, con connotazione islamica o appartenenti ai cartelli della droga.

L'Italia è tra i maggiori produttori di armi al mondo e parte di quei conflitti costituiscono una parte consistente delle nostre esportazioni.

Anche le armi sono il nostro Made in Italy.

L’export di armi italiane nel mondo è passato da 2,9 miliardi nel 2014 a oltre 8,2 miliardi di euro nel 2015.

La legge 185 del 1990 vieta l'esportazione e il transito di armamenti verso i Paesi in stato di conflitto e verso i I Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Questa legge negli ultimi anni è stata gravemente disattesa.

L'Italia ha inviato le proprie truppe speciali su territori in conflitto armato senza alcuna votazione parlamentare.

Le operazioni militari con le truppe italiane, sono in contrasto con l’art.11 della Costituzione e la qualifica di “operazione di pace” è solo un escamotage per aggirare un divieto che non solo contrasta con la Costituzione, ma con il sentimento di non belligeranza che connota la maggioranza degli italiani.

L'Italia è responsabile di guerre di aggressione, anche se diversamente denominate, che Democrazia Atea condanna senza riserve.

Il SIPRI, un istituto di ricerca con sede a Stoccolma, ha calcolato che l'Italia nel 2016 ha speso 64 milioni di euro al giorno per spese militari.

2,5 milioni di euro l’ora.

Queste cifre sono vergognose se si pensa che per sostenerle è stata ridotta la spesa per l'assistenza sanitaria, per l'assistenza sociale e per l'istruzione, se si pensa che il trasporto ferroviario dei pendolari è da quarto mondo e che l'edilizia scolastica è fatiscente.

Continuiamo a comprare cacciabombardieri e ci sono sale operatorie prive di defibrillatori, inauguriamo gigantesche portaerei mentre interi nuclei familiari sono privi di un reddito minimo di sopravvivenza.

L'esercito italiano, secondo il dettato costituzionale, potrà sicuramente continuare ad avere la funzione primaria della difesa, ma siccome è assai improbabile che si possano prefigurare per il nostro Stato scenari di guerra d'invasione da parte di altri Stati, questa funzione, di fatto, resterà pressoché teorica.

E sarà anche auspicabile evitare quegli scenari di occupazione militare delle città italiane cui talvolta abbiamo assistito, a testimonianza della incapacità della politica di governare pacificamente i territori amministrati. 

L'esercito italiano addestrato alla difesa da attacchi militari, potrà utilmente essere utilizzato sul territorio italiano per intervenire, come talvolta è già lodevolmente accaduto, per disastri e calamità naturali, svolgendo compiti di coordinamento e gestione della Protezione Civile, assumendo una valenza dallo spessore umanitario ben più nobile.