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A come Ateolica

Non si può non sostenere la lettura di questo testo, per la lucidità con cui sono espressi i paradossi delle nostre culture nazionali non laiche e spesso malintenzionate. Ciò non significa condividerne necessariamente i contenuti, ma bisogna essere fessi per pensare che due persone sulla Terra la pensino allo stesso modo su ogni cosa. Su molti dei temi proposti dalla Corsetti potrei non essere d'accordo, ma su tutti e sottolineo tutti i capitoli di questo libro trovo spunti di riflessione così crudelmente lucidi che mi spingono ad aderire a questo libro, a farne spunto, a rimettere in discussione le mie opinioni, che è ciò a cui dovrebbero servire le opinioni se non vogliamo che diventino dogmi. Al di là di ciò che ognuno potrebbe pensare di divinità come Allàh, Dio o i Soldi, il succo dei ragionamenti in cui l'autrice ci conduce pazientemente per mano in ognuna delle stanze del suo pensiero risiede nell'essenza dell'Uomo, in ciò che chiamiamo invano umanità. Pare disincanto il suo, pare quasi la pessimistica resa alla possibilità di una crescita individuale e sociale; e invece è il contrario: è la disperata passione per il pensiero, per la Giustizia, per l'affrancamento dai vincoli di selvaggia brutalità che ancora ci tengono legati, come trogloditi con lo smartphone, alle finte passioni create ad arte dal business dell'infotainment. Ci sono due possibili reazioni alla lettura di questo testo, che oltretutto sopperisce in alcuni capitoli all'assenza d'informazione di quelle fanzine dell'ovvio che chiamiamo giornali: la prima reazione potrebbe essere quella di fare la conta di ciò che ci trova d'accordo e di ciò che non ci trova d'accordo; la seconda, più meditata, può essere quella di capire che questo libro non si rivolge a me come a un osservatore neutro o neutrale, ma parla proprio di me, di ciò in cui Polverini o Fiorito o Grillo o Bergoglio od Obama mi somigliano, in quali servomeccanismi mal funzionanti di pensiero sia facile incappare quando si escludono i contenuti e ci si butta ad adorare o a disprezzare le persone e i personalismi. Anche se il termine "ateotelica" proposto dall'autrice non diverrà mai di uso comune perché troppo simile a una specie di malattia non ben definita, è il ragionamento attorno agli steccati culturali e ideologici di cui ci circondiamo che m'interessa e che, penso, dovrebbe interessare tutti. Anche se viene la tentazione di farlo, non leggete questo libro tutto d'un fiato, trattenete i pensieri e lasciate sedimentare i capitoli, fa bene alla salute. Natalino Balasso

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