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Indipendenza e Sovranità

Questo libro vuol far conoscere il profondo significato democratico della nostra Costituzione ed illustra uno per uno i 12 articoli della Parte Prima, i Principi Fondamentali, con parole semplici, alla portata di tutti. In particolare è rivolto alle giovani studentesse e ai giovani studenti, i cittadini di domani che dovranno difendere col voto eventuali attacchi a quella che è la colonna portante del nostro Stato democratico, ma è rivolto anche a tutti i cittadini molti dei quali non hanno mai letto un testo che andrebbe studiato e commentato a scuola già a partire dalla quinta elementare, perché è scuola di vita e di convivenza civile.

Fu scritta subito dopo la fine della guerra, dai costituenti che furono eletti il 2 giugno 1946, insieme al referendum per la scelta fra monarchia e repubblica. Furono le prime elezioni a suffragio universale dopo quelle del ‘29, a cui parteciparono solo i cittadini maggiorenni di sesso maschile.

Poi li fascismo le abolì per tutti. Si legge spesso a proposito del fascismo e delle donne che la dittatura le avrebbe considerate pure appendici dell’uomo. In realtà anche prima del fascismo la donna era fortemente discriminata e ogni proposta di concederle il diritto di voto veniva avversata come se la cittadina fosse un’incapace, come se fosse priva di capacità di discernimento, senza diritti nell’ambito familiare, ma che ritornava persona responsabile quando, autrice di un reato, veniva assoggettata alle stesse pene dei cittadini maschi. Il fascismo portò le donne fuori di casa, allineate in organizzazioni femminili parallele a quelle maschili, in particolare bambine e giovani erano tutte inquadrate fra le piccole italiane.

Le giovani italiane, i GUF (Gruppi Universitari Fascisti), le contadine fra le massaie rurali.

Le giovani venivano incoraggiate a praticare sport competitivi. C’erano ogni anno i Littoriali dello sport e quelli della cultura per tutti, maschi e femmine. Il tutto naturalmente per migliorare la razza italica, ma che comunque aveva anche un indiretto effetto emancipatorio. Il 2 giugno 1946 finalmente tutti i cittadini maggiorenni (allora la maggiore età si raggiungeva a 21 anni), uomini e donne poterono liberamente recarsi alle urne: furono le prime votazioni a suffragio universale dall’Unità d’Italia.

Nasceva la Repubblica e si mettevano al lavoro i costituenti di cui facevano parte uomini e donne che avevano conosciuto la dittatura e di questa esperienza avevano fatto tesoro nello stendere una Costituzione che è un inno alla libertà, alla giustizia, al riconoscimento dei diritti di tutti. Fu firmata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. E’ utile ricordare i primi articoli per l’etica politica che li contraddistingue: 

Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro... 

Art.2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità... 

Art.3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali… 

Un articolo che dette luogo ad accanite discussioni ed è ancora oggi oggetto di opinioni contrastanti è il famoso Art.7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani... 

Fu soprattutto per ragioni di ordine pratico e politico che il Partito comunista si batté per far approvare questo articolo, fortemente osteggiato invece dai socialisti. 

L ’art.8 dichiara invece che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. 

Resta comunque il fatto che l’Articolo 7 faceva della religione cattolica una vera e propria religione di Stato in contrasto con l’affermazione che lo Stato è laico, e dava alla Chiesa cattolica numerosi privilegi. Importante è la proposta fatta dall’autrice di un nuovo articolo 7 che dichiari che lo Stato è ateo, il Paese è laico, i cittadini sono liberi. 

L’autrice riporta il discorso pronunciato da Pericle nel 461 a.C. quando esponeva il modello di democrazia che pensava per Atene. E’ un discorso di una straordinaria modernità, in cui si inneggia alla giustizia uguale per tutti, alla libertà, al rispetto delle leggi e all’accoglienza dello straniero. 

Mi auguro che questo libro venga letto e commentato nelle scuole, che la Costituzione e il discorso di Pericle rappresentino una profonda lezione di etica laica, in grado di infondere nei più giovani cittadini della nostra Repubblica la comprensione di cosa veramente significhi la parola democrazia. 

Trieste, agosto 2012

Margherita Hack

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